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Google ha più bisogno di Hollywood di quanto gli studios abbiano bisogno dell’AI

Aggiornato: 02/09/2026 · 4 min di lettura · 642 parole

Pubblicato: · Notizia ricevuta: · Tempo di elaborazione: 3 h 27 min

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Google ha più bisogno di Hollywood di quanto gli studios abbiano bisogno dell’AI
Bobina di pellicola vintage in un data center

Google sta cercando di stipulare accordi di licenza con i principali studi di Hollywood per addestrare modelli di intelligenza artificiale utilizzando contenuti protetti da copyright. Secondo fonti anonime che hanno parlato con The Los Angeles Times, l’azienda ha presentato offerte ai rappresentanti di Disney, Warner Bros. Discovery e Universal; tuttavia, tra le parti non esiste ancora un accordo ufficiale. Si riferisce che Google sarebbe pronta a pagare centinaia di milioni di dollari per accedere a questi contenuti.

Nell’ambito degli accordi, si prevede di consentire a Google di utilizzare i vasti archivi di contenuti protetti da copyright degli studi. Secondo The LA Times, uno studio come Disney/Pixar potrebbe ricevere circa $40 milioni per il diritto di produrre output contenenti un singolo personaggio protetto da copyright. Con l’inclusione di un numero maggiore di personaggi negli accordi, i pagamenti potrebbero raggiungere miliardi di dollari. Gli studi potrebbero inoltre chiedere una parte dei ricavi pubblicitari generati dai contenuti di intelligenza artificiale che utilizzano la loro proprietà intellettuale su piattaforme come YouTube.

Per Google, queste partnership potrebbero rappresentare uno strumento per favorire l’adozione dell’intelligenza artificiale da parte di un pubblico più ampio, consentendo a Gemini di generare immagini con personaggi approvati da Disney come Darth Vader e Snow White. La retorica delle aziende di intelligenza artificiale sulla trasformazione della società e sulla scomparsa dei posti di lavoro ha danneggiato la reputazione della tecnologia, soprattutto tra i giovani. Gli accordi con gli studi potrebbero aiutare Google a presentare le proprie attività nel campo dell’intelligenza artificiale come più affidabili e legittime. Anche l’unità DeepMind di Google ha stipulato quest’estate con A24 un accordo di investimento del valore di $75 milioni.

Al contrario, gli studi potrebbero temere che sostenere l’intelligenza artificiale finisca per alienare i dipendenti e il pubblico. La tecnologia può ridurre i tempi di produzione e i costi; tuttavia, produrre più film con una spesa inferiore potrebbe portare alla scomparsa di numerosi posti di lavoro nel settore dell’intrattenimento. Il piano di Disney e OpenAI di pubblicare sulle proprie piattaforme contenuti di intelligenza artificiale generati dagli utenti non si è concretizzato dopo il crollo della partnership.

Lionsgate ha siglato un accordo di licenza con Runway nel 2024; tuttavia, finora dalla partnership non è emerso alcun risultato concreto e le parti affermano di stare lavorando a cortometraggi generati dall’intelligenza artificiale. Anche le immagini generate dall’intelligenza artificiale presenti nel libro d’arte ufficiale di Spider-Man: Brand New Day hanno suscitato reazioni negative da parte dei fan. Non è chiaro se il fatto che si sapesse in anticipo dell’uso di questa tecnologia nella produzione del film possa influire sul risultato di $2 miliardi al botteghino.

Perché è importante

Questa ricerca mostra che l’accesso dei modelli di intelligenza artificiale al patrimonio culturale protetto da copyright è diventato una questione di negoziazione non solo giuridica, ma anche economica e settoriale. Per Google, la questione non riguarda soltanto la possibilità per Gemini di generare contenuti con personaggi riconoscibili, ma è legata anche all’affidabilità della tecnologia e all’accettazione da parte dell’opinione pubblica; tuttavia, non è chiaro quale prezzo questa accettazione comporterebbe per i dipendenti. Per gli studi, i possibili ricavi vengono valutati insieme alla possibilità di controllare l’uso degli archivi e di ottenere una quota dei contenuti di intelligenza artificiale sulle piattaforme; al contrario, la reazione dei dipendenti e del pubblico potrebbe determinare i limiti delle partnership. Il fatto che non esista ancora un accordo ufficiale lascia aperte le questioni relative a come le parti definiranno l’ambito del copyright, la ripartizione dei ricavi e il ruolo del lavoro umano nella produzione; inoltre, il fatto che alcune partnership del passato non abbiano prodotto risultati concreti dimostra che la praticabilità di questo modello non è stata provata.

Contesto

Google non è un nome nuovo negli archivi di FikirPilot: negli ultimi 90 giorni abbiamo pubblicato 9 notizie in cui compare questo nome; la più recente è del 2 settembre 2026.

Fonte: The Verge · A cura del redattore Altay Tuna Emir.