Gli scienziati hanno esaminato gli adesivi e i leganti utilizzati in diversi manufatti dell’antico Egitto mediante un metodo proteomico basato sulla spettrometria di massa. Lo studio, pubblicato su Science Advances, ha analizzato piccoli campioni prelevati da collezioni in Svezia, Regno Unito e Danimarca, datati tra il 1425 BCE e il 400 CE. Tra questi figuravano bare lignee dipinte, frammenti di pitture murali tombali, gesso dipinto utilizzato nella realizzazione di busti di mummie ed elementi architettonici in calcare dipinto. Per escludere la contaminazione di laboratorio sono stati utilizzati campioni di controllo vuoti ed è stato esaminato anche il danno chimico presente nelle proteine rilevate.
I risultati hanno mostrato che gli Egizi utilizzavano frequentemente colla bovina e collagene ottenuto da pecore, capre, cavalli, asini e antilopi. È probabile che questi materiali fossero preparati facendo bollire la pelle e il tessuto connettivo degli animali. Le proteine animali sono state individuate non solo negli adesivi, ma anche nei campioni di pittura e negli strati preparatori. I ricercatori non hanno rilevato una relazione evidente tra la specie animale e il tipo di manufatto, la modalità di applicazione, il colore, la cronologia, l’origine geografica o il contesto d’uso.
L’analisi ha inoltre rivelato proteine dei semi di sesamo e di moringa. Le proteine del sesamo sono state rilevate in un campione rosso di un frammento di bara e in un frammento di pittura murale tombale, mentre le proteine della moringa sono state individuate in un campione di bara. Queste tracce potrebbero essere sottoprodotti rimasti dalla lavorazione dei semi; per determinare con certezza il loro scopo d’uso sono necessarie ulteriori ricerche condotte con metodi complementari. Nell’antico Egitto, gli oli ottenuti da questi semi venivano utilizzati per l’alimentazione, la medicina, i repellenti per insetti, i cosmetici e la mummificazione. Poiché la moringa era inoltre considerata una manifestazione di Ptah, il patrono degli artigiani, le tracce nella bara potrebbero essere collegate al significato simbolico della pianta.
Il metodo proteomico è in grado di identificare in dettaglio, a partire da una piccola quantità di campione, tutte le proteine presenti in miscele complesse e i loro danni.
Perché è importante
Il principale contributo dello studio consiste nel dimostrare che i materiali organici presenti nei manufatti antichi possono essere analizzati non soltanto come materiali di generica origine animale, ma anche per determinare da quali animali provengano le proteine che contengono. L’assenza di una corrispondenza evidente con la specie, il colore, il periodo o il contesto d’uso dimostra che la scelta dei materiali non può essere spiegata da un’unica regola di produzione e che i manufatti devono essere valutati singolarmente. Poiché questo approccio consente di esaminare insieme più componenti anche in campioni di quantità molto ridotta, potrebbe contribuire a interpretare in modo più dettagliato i risultati già disponibili nel campo della conservazione e della storia dell’arte. Tuttavia, non è ancora stato chiarito se le tracce di sesamo e moringa siano residui della produzione, aggiunte intenzionali oppure siano legate al significato simbolico della moringa; saranno le analisi complementari a determinare questa distinzione.