L’Assemblea generale della Corte costituzionale (AYM) ha stabilito che le decisioni di sequestro riguardanti libri, riviste e opuscoli del giornalista e scrittore Hasan Cemal, dello scrittore Yavuz Ekinci, del CHP e di altri ricorrenti hanno violato la libertà di espressione e di stampa. La Corte ha rilevato che i divieti di stampa, distribuzione, vendita e riproduzione non soddisfacevano il requisito della legalità previsto dall’articolo 13 della Costituzione. È stato osservato che alcune decisioni rimaste in vigore per anni e applicate indipendentemente dalle indagini si erano trasformate, cessando di essere misure temporanee, in sanzioni che comportavano la distruzione dell’opera. Tra i fascicoli esaminati figuravano “21 Soruda FETÖ’nün Siyasi Ayağı”, pubblicato dal CHP nel 2020, due libri di Hasan Cemal, “Rüyası Bölünenler” di Ekinci, alcune pubblicazioni e opuscoli dell’HDP. L’AYM ha disposto la riapertura dei processi e il risarcimento morale.
Perché è importante
La decisione dimostra che, nell’intervento sulle pubblicazioni, non è sufficiente invocare soltanto la motivazione della tutela temporanea: occorre verificare anche la base legale della misura in relazione alla sua durata e ai suoi effetti. Questo approccio porta al centro dell’esame costituzionale l’impatto che l’esclusione dalla circolazione per anni delle opere sequestrate durante le indagini produce sulla libertà di espressione e di stampa. L’esito riguarda non solo giornalisti e scrittori, ma anche gli opuscoli pubblicati dai partiti politici e le persone e gli enti coinvolti nei processi di stampa, distribuzione e vendita. Le disposizioni sulla riapertura dei processi e sul risarcimento morale lasciano aperte le questioni relative a come l’accertamento della violazione sarà applicato nei singoli fascicoli e a quali conseguenze ne deriveranno per le opere rimaste inaccessibili per lungo tempo.