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C'è un sistema che non funziona; questa situazione porta la violenza a essere costantemente alimentata e a crescere sempre più

Aggiornato: 10/10/2026 · 3 min di lettura · 430 parole

Pubblicato: · Notizia ricevuta: · Tempo di elaborazione: 1 h 26 min

C'è un sistema che non funziona; questa situazione porta la violenza a essere costantemente alimentata e a crescere sempre più
Silhouette di donne in una strada avvolta dalla nebbia

La regista Ceylan Özgün Özçelik ha risposto alle domande di Zeynep Karaca di Independent Türkçe. Özçelik, che in opere come Kaygı, Hiçbir Şey Normal Değil e Cadı Üçlemesi affronta la memoria, la violenza e la lotta delle donne, ha detto che il sistema che non riesce a proteggere le donne alimenta la violenza.

Rilevando che le donne vengono lasciate sole di fronte alla violenza, non ascoltate e non viste, Özçelik ha sottolineato che la violenza contro le donne non è propria solo del Medio Oriente o dei paesi del terzo mondo, ma esiste sia in Svezia sia in America ed è in aumento. La regista, che ha indicato l’importanza della solidarietà femminile, ha descritto la lotta invisibile delle donne con le parole «Siamo dentro un’occupazione».

Özçelik, che spiega la «mancanza di memoria» della società con il fatto che accadono troppi eventi, ha affermato che il cervello potrebbe non riuscire a sopportare così tanti traumi, massacri e perdite. Ha detto che per sopravvivere c’è bisogno di piccole pause, ma che nulla deve essere dimenticato. Ha riferito di ritenere preziose le attività di archivio di Hafıza Merkezi e che nel periodo di Kaygı hanno realizzato un evento congiunto intitolato «Dimenticare o ricordare?».

Özçelik ha detto che la sua prima sceneggiatura per un lungometraggio era una storia ambientata nella regione del Mar Nero, dove è nata e cresciuta; ha detto di credere che non sia un cinema onesto che un cineasta realizzi un film su un argomento che non conosce bene. Ha affermato che con il cambiamento di Istanbul e del paese si è allontanata da questa storia e che l’effetto della trasformazione urbana nel far dimenticare è molto forte.

Perché è importante

Questa intervista si distingue per il fatto di mettere in discussione l’approccio diffuso che considera la violenza contro le donne un problema di sole determinate geografie; gli esempi di Svezia e America citati da Özçelik ricordano che il problema ha una dimensione sistemica, indipendente dal livello di sviluppo. Il suo collocare il cinema come parte di un lavoro sulla memoria apre inoltre un dibattito sul ruolo degli artisti di fronte ai traumi collettivi. Il legame che stabilisce tra la trasformazione urbana e il far dimenticare porta all’attenzione una questione di cui si parla poco, quella di come il cambiamento fisico delle città eroda la memoria collettiva. Il lavoro congiunto realizzato con Hafıza Merkezi mostra invece che l’archiviazione e il ricordare sono visti come una forma attiva di lotta. L’intervista lascia invece aperta la domanda su quale riscontro la solidarietà femminile e la testimonianza artistica trovino nella lotta contro la violenza.

Fonte: Independent Türkçe · A cura del redattore Altay Tuna Emir.