Il quadro della vicenda
Una nuova analisi che ha coinvolto più di 900 adulti anziani suggerisce che camminare più velocemente potrebbe ritardare l’insorgenza della demenza nelle persone che mostrano segni di decadimento cognitivo. I ricercatori segnalano che la velocità di camminata e la forza di spinta delle gambe potrebbero modificare il rischio di declino cognitivo nelle persone predisposte alla demenza.
La tempistica basca
Si stima che la malattia, che colpisce circa 50 milioni di persone in tutto il mondo, potrebbe triplicare entro il 2050.
Allo studio condotto nei Paesi Baschi, in Spagna, hanno partecipato circa 900 persone di età compresa tra i 60 e gli 85 anni, ad alto rischio di demenza ma non affette da demenza.
Il cambiamento misurato
I partecipanti sono stati sottoposti a test cognitivi; sono state misurate la velocità su una camminata di 6 metri, la forza di presa e la forza delle gambe.
Secondo i risultati, quando la velocità di camminata superava 1,59 metri al secondo, l’effetto dell’età sulle funzioni cerebrali iniziava a diminuire, mentre quando raggiungeva 1,83 metri al secondo diventava non rilevabile. Un risultato simile è stato osservato quando la forza di presa raggiungeva 48,8 chilogrammi e la forza delle gambe 438 watt.
Le cifre della cachessia
Tuttavia questo effetto era limitato agli uomini; solo il 14% degli uomini riusciva a camminare a una velocità superiore a 1,59 metri al secondo.
Nello studio pubblicato sul Journal of Cachexia, Sarcopenia and Muscle si sottolinea che questi valori non costituiscono soglie cliniche e si chiedono ricerche di più lunga durata.