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I robotaxi entrano nell’era dei cattivi

Aggiornato: 05/09/2026 · 3 min di lettura · 546 parole

Pubblicato: · Notizia ricevuta: · Tempo di elaborazione: 7 h 7 min

I robotaxi entrano nell’era dei cattivi
Veicolo autonomo nero di notte

Il cortometraggio intitolato “Road Rage” presenta il veicolo autonomo come antagonista in un inseguimento ambientato a San Francisco. Diretto da Romain Thomassin, il film, che punta a raccogliere $40.000 su Kickstarter per la produzione, mette a confronto Joa, un autista di un servizio di trasporto che guida un’auto con cambio manuale, e un veicolo autonomo chiamato Roboride. Dopo che Roboride urta leggermente lo specchietto di Joa, il gesto della mano fatto dall’autista spinge il veicolo a cercare di ucciderla.

Il film combina i classici inseguimenti automobilistici con i robotaxi dei giorni nostri. Roboride sarà progettata con le fredde luci LED di una vecchia Prius, telecamere finte, un dispositivo rotante simile a un lidar sul tetto, una carrozzeria nera e un punto rosso che lampeggia continuamente. L’inseguimento sarà girato con veicoli reali, attori e stuntman.

Secondo Thomassin, i robotaxi rappresentano timori come la perdita di posti di lavoro causata dall’intelligenza artificiale, la sorveglianza da parte delle grandi aziende tecnologiche e l’assunzione, da parte delle macchine, di decisioni che in precedenza spettavano agli esseri umani. Joa, immigrata messicana che cerca di mantenersi in una San Francisco sempre più costosa, simboleggia gli autisti che competono con i robotaxi. Il regista collega questa situazione anche alla concorrenza dell’intelligenza artificiale generativa nel proprio settore lavorativo.

Nel film, il monitoraggio costante dell’ambiente circostante da parte dei veicoli autonomi attraverso telecamere e sensori viene rappresentato a sua volta come una minaccia distopica. La storia include un breve incontro legato ai controlli sull’immigrazione. Thomassin immagina, in un adattamento per il lungometraggio, un mondo in cui i veicoli potrebbero riconoscere le persone, tenere i passeggeri prigionieri al loro interno o portarli direttamente dalle autorità. Tra le idee del film figura anche la possibilità che la minaccia delle flotte connesse non rimanga limitata a un singolo veicolo, ma si trasformi in una forza capace di espandersi.

Thomassin sottolinea inoltre che a San Francisco episodi come il fermo dei veicoli Waymo con coni stradali, la loro verniciatura, il danneggiamento e l’incendio li hanno posizionati contro le persone. In Road Rage, Roboride cerca di vendicarsi imparando i comportamenti aggressivi osservati nei conducenti umani.

Il veicolo con cambio manuale di Joa rappresenta invece l’istinto umano e l’imprevedibilità della persona contrapposti alla macchina. Il film sta valutando di utilizzare immagini generate dall’intelligenza artificiale per mostrare ciò che vede Roboride, mentre il mondo del conducente umano verrebbe girato con metodi tradizionali. Thomassin afferma di non avere paura dei robotaxi e di continuare a utilizzare Waymo.

Perché è importante

Il progetto cinematografico sottrae il dibattito sui veicoli autonomi alla sola dimensione tecnologica, collegandolo alle questioni del sostentamento, della sorveglianza e del controllo umano. Questa prospettiva è particolarmente significativa per i conducenti in competizione con i robotaxi e per le persone che discutono dell’impatto dell’intelligenza artificiale sui propri ambiti lavorativi. Nella storia, il fatto che il veicolo impari comportamenti aggressivi lascia aperta la questione della sicurezza e della responsabilità: chi sarà responsabile dei danni causati da un sistema che imita i comportamenti umani? L’uso di telecamere, sensori e flotte connesse come elementi di minaccia porta a interrogarsi sulla portata della sorveglianza, oltre il comportamento di un singolo veicolo. L’obiettivo della campagna Kickstarter del progetto mostra invece che queste idee vengono ancora portate al centro del dibattito attraverso un film in fase di produzione.

Fonte: The Verge · A cura del redattore Altay Tuna Emir.