L’albero di argan (Argania spinosa), originario del sud-ovest del Marocco, costituisce una parte importante del patrimonio naturale, culturale ed economico del Paese. Le foreste formate da alberi adattati alle condizioni aride e semi-aride si estendono su una superficie di circa 800 mila ettari, da Essaouira alla Valle del Souss, dai versanti meridionali dell’Alto Atlante fino ad Anti-Atlas. Le radici riducono l’erosione e la desertificazione, mentre le foreste forniscono un habitat a diverse specie animali. Le capre che si arrampicano sui rami per mangiare i frutti dell’argan sono una delle immagini più note di questo ecosistema.
Le conoscenze relative alla raccolta dei frutti dell’argan, alla frantumazione dei loro noccioli e all’estrazione dell’olio vengono tramandate da secoli nella cultura berbera/amazigh del Marocco meridionale. Utilizzato nei settori alimentare, sanitario, culinario e cosmetico, l’olio di argan è noto sul mercato internazionale come “oro liquido”.
Secondo lo studio pubblicato sulla piattaforma Cooperative Cultural Heritage, la produzione, a lungo basata sul lavoro delle donne, si è trasformata in un modello di sviluppo economico attraverso le cooperative. La Cooperativa femminile Amal, fondata a Tamanar sotto la guida della professoressa Zoubida Charrouf nella metà degli anni 1990, è diventata uno dei primi esempi di struttura gestita interamente da donne. La formazione e una remunerazione equa hanno fatto uscire la produzione dall’economia informale; il modello ha ispirato le cooperative di Tidzi e Mesti.
Perché è importante
La produzione legata all’argan mostra come la conservazione di una risorsa naturale possa essere affrontata insieme alla vita economica locale. In questo quadro, le cooperative si distinguono non soltanto come strutture che producono olio di argan, ma anche come istituzioni che inseriscono il lavoro delle donne in un sistema produttivo formalizzato, retribuito e collettivo. La questione riguarda direttamente le donne che vivono nelle aree in cui si trovano le foreste di argan, i settori alimentare e cosmetico che utilizzano questi prodotti, nonché chi si interessa del patrimonio culturale Amazigh. Resta tuttavia aperta la domanda su quanto il modello sviluppatosi a Tamanar trovi riscontro nelle altre cooperative e su come venga mantenuto l’equilibrio tra attività economica e funzione ecologica nell’intera area forestale estesa su circa 800 mila ettari.