Mentre proseguono gli scontri in Sudan tra l’esercito e le forze paramilitari di Supporto rapido (HDK), documenti riservati, video e messaggi esaminati dal Washington Post indicano che l’esercito potrebbe aver condotto un programma segreto di armi chimiche durante oltre tre anni di guerra civile. Secondo il giornale, sono state prodotte munizioni con il cloro, ritenuto destinato al trattamento delle acque, le armi sono state testate nei deserti e sono state preparate liste di obiettivi. Nei messaggi tra i comandanti si afferma che in deposito c’erano 290 munizioni chimiche, mentre altri messaggi indicano che potrebbero essere state utilizzate 106 bombe al cloro. Nei video si vede un gas giallo-verde sollevarsi dopo le esplosioni, mentre nei documenti vengono descritte bombe “a doppio effetto” e un nuovo design volto a nascondere le prove. Gli Stati Uniti avevano imposto sanzioni all’amministrazione sudanese a luglio a causa delle accuse relative a un attacco con gas cloro del settembre 2024. Oltre 20 esperti che hanno esaminato i documenti hanno affermato che si tratta di prove credibili, ma che per una conferma definitiva è necessario avere accesso agli impianti e ai testimoni. L’amministrazione sudanese respinge le accuse. Nella guerra iniziata nel 2023, entrambe le parti sono accusate di crimini di guerra; oltre 13 milioni di persone sono state sfollate.
Perché è importante
Se le accuse saranno confermate, la guerra in Sudan sarà valutata non solo sulla base delle accuse reciproche delle parti e del bilancio degli sfollamenti, ma anche alla luce della possibilità che siano state utilizzate munizioni chimiche. Per questo motivo, la questione è importante non solo per l’amministrazione sudanese, ma anche per quanto riguarda le basi e la portata dei passi intrapresi dagli Stati Uniti, che in precedenza avevano imposto sanzioni. Tuttavia, una parte significativa degli elementi disponibili si basa su documenti, video e messaggi riservati; senza ottenere l’accesso agli impianti e ai testimoni, non è possibile stabilire con certezza la natura delle munizioni, le modalità del loro impiego e i responsabili. Il fatto che l’amministrazione sudanese respinga le accuse costituisce inoltre il principale punto di disaccordo che ostacola l’indagine. Questi aspetti ancora irrisolti rendono necessario verificare le accuse in modo indipendente e sostenere con prove concrete la valutazione dei crimini di guerra.