In Perù, la nuova dottrina di sicurezza e la riforma della polizia, insieme alla nuova architettura di sicurezza sostenuta dall’esercito del governo di Keiko Fujimori, hanno diviso la società in due. Le reazioni si dividono nettamente.
La gran parte della popolazione, travolta dall’ondata di criminalità organizzata e dalle estorsioni ai danni dei commercianti, sostiene i poteri straordinari concessi alla polizia e all’esercito. Rientrano in questo quadro anche le rapine a mano armata e gli omicidi sui mezzi di trasporto pubblico. Lo Stato ha fatto valere il proprio peso. L’ingresso dei veicoli blindati nei quartieri e i blitz contro le bande vengono accolti positivamente dalla popolazione, che li interpreta come il segno che lo Stato ha finalmente fatto valere il proprio peso.
Di contro, gli intellettuali della classe media e i giovani universitari guardano al modello con scetticismo. Anche le organizzazioni della società civile e i difensori dei diritti umani mostrano lo stesso atteggiamento. Questo segmento ricorda il passato. Ricordando i traumi del periodo del “papà Fujimori”, questo segmento considera la fusione tra polizia ed esercito e la restrizione degli spazi dei diritti come un presagio di autoritarismo e sostiene che la sicurezza non possa essere garantita sacrificando la libertà.
Il Paese si è diviso in due schieramenti. Mentre questa divisione tra i pragmatici della sicurezza e i difensori dei diritti e delle libertà prosegue, la vera prova del governo Fujimori sarà se riuscirà o meno a trasformare l’attuale sostegno in un duraturo consenso sociale.
Perché è importante
Il quadro in Perù mostra che il sostegno sociale all’inasprimento nella lotta alla criminalità organizzata è ampio ma fragile. Mentre i settori direttamente vittime delle estorsioni e degli attacchi armati vedono nei poteri straordinari un sollievo, la possibilità che questi poteri diventino permanenti rappresenta la principale fonte di preoccupazione per la classe media, i giovani universitari e i difensori dei diritti. Dietro questa divisione si cela la memoria del periodo del “papà Fujimori”; le generazioni che portano il trauma del passato e quelle in cui prevale la preoccupazione per la sicurezza guardano la stessa realtà da prospettive diverse. Ecco perché il dibattito non è in realtà una scelta di polizia, ma una resa dei conti sui limiti della democrazia. La questione che resta aperta è se i poteri ampliati verranno ritirati una volta arretrata l’ondata di criminalità e come sarà tutelato il controllo civile.
Contesto
Il Perù non è un nome nuovo nell’archivio di FikirPilot: negli ultimi 90 giorni abbiamo pubblicato un articolo in cui compare questo nome; quell’articolo è datato 10 ottobre 2026.