Il processo di raffinazione del minerale di ferro nella produzione dell’acciaio è rimasto in gran parte invariato per lungo tempo. La maggior parte dei produttori lavora il minerale ad alte temperature negli altiforni, utilizzando carbone. Questo metodo genera circa il 7% delle emissioni di carbonio responsabili dei cambiamenti climatici; gli elevati costi e la lunga vita utile degli altiforni rendono difficile la transizione.
La fondatrice di Hertha Metals, Laureen Meroueh, ha sviluppato un nuovo forno che trasforma il minerale in acciaio liquido in un unico passaggio e utilizza gas naturale al posto del carbone. Secondo Meroueh, il metodo riduce le emissioni di almeno la metà e i costi del 25% rispetto alla produzione tradizionale. Iryna Zenyuk, direttrice del National Fuel Cell Research Center presso la University of California, Irvine, sottolinea che la riduzione delle dimensioni del sistema e l’efficienza energetica potrebbero garantire importanti vantaggi.
Meroueh, 34 anni, dopo aver conseguito un dottorato in ingegneria meccanica al MIT, ha guidato un’iniziativa per l’idrogeno verde e nel 2022 ha fondato Hertha. L’impianto pilota dell’azienda a Conroe, Texas, è in grado di produrre una tonnellata metrica di acciaio al giorno. Rajesh Swaminathan, partner dell’investitore Khosla Ventures, considera impressionante questa scala. A luglio 2026, Hertha aveva raccolto circa $20 milioni di investimenti; Swaminathan afferma che i concorrenti producono meno acciaio con investimenti di $50 milioni o $100 milioni.
Invece di aspettare la produzione a zero emissioni di carbonio basata sull’idrogeno, per il momento l’azienda si affida ai combustibili fossili, in particolare al gas naturale, per mantenere bassi i costi.
Perché è importante
La pretesa di ridurre simultaneamente emissioni e costi punta ad affrontare insieme due ostacoli fondamentali nella trasformazione della produzione dell’acciaio. Tuttavia, il fatto che il metodo si basi sul gas naturale lo distingue dalla produzione a zero emissioni di carbonio e rende evidente la differenza tra basse emissioni e piena neutralità carbonica. Per il momento, la principale incertezza riguarda il fatto che il risultato ottenuto su scala pilota possa essere mantenuto anche a livelli di produzione più elevati; anche la valutazione degli esperti indica in particolare la scalabilità e l’efficienza energetica. Questa questione non riguarda soltanto le prestazioni tecniche della tecnologia, ma anche la possibilità che il vantaggio in termini di costi si mantenga in condizioni diverse degli impianti. Di conseguenza, sebbene lo sviluppo offra un’opzione intermedia applicabile in attesa dell’idrogeno, non elimina il problema della dipendenza dai combustibili fossili.