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Una giornata di un robotista: Charlie Kemp

Aggiornato: 04/10/2026 · 3 min di lettura · 592 parole

Pubblicato: · Notizia ricevuta: · Tempo di elaborazione: 112 h 9 min

Una giornata di un robotista: Charlie Kemp
Robot assistivo al lavoro in un ambiente domestico

Charlie Kemp, cofondatore e responsabile tecnologico di Hello Robot, sviluppa manipolatori mobili per aiutare le persone a vivere in modo più indipendente nelle proprie case e nei luoghi di lavoro. Kemp, il cui interesse per la robotica è nato dalla ricerca di soluzioni alle grandi sfide dell’intelligenza artificiale, ha portato avanti al MIT un lavoro che spaziava dai robot umanoidi ai robot assistivi per anziani e persone con disabilità. Sviluppando robot non umanoidi insieme ad Aaron Edsinger presso Hello Robot, Kemp attribuisce grande importanza alla possibilità che la comunità che utilizza i robot Stretch come piattaforma di ricerca e sviluppo scopra nuovi ambiti di utilizzo.

Secondo Kemp, nelle società che invecchiano è sempre più difficile trovare il sostegno di altre persone; i robot possono migliorare la qualità della vita e rafforzare l’autonomia degli individui. Tuttavia, per sviluppare robot utili e facili da usare, è necessario comprendere le esigenze reali degli utenti. Kemp osserva che esigenze apparentemente semplici, come alleviare un prurito o raccogliere un oggetto caduto a terra, possono essere importanti, e afferma che in alcuni casi si può preferire che la persona abbia maggiore controllo, invece della piena autonomia. Sottolinea che queste informazioni non si acquisiscono programmando esclusivamente in laboratorio, ma mettendo i robot a contatto con le persone nel mondo reale.

Quando era studente universitario, Kemp si avvicinò all’intelligenza artificiale al MIT attraverso il progetto Cog del professor Rod Brooks. Nel laboratorio di Brooks lavorò al robot umanoide Domo insieme al suo cofondatore, il dottor Aaron Edsinger. Nel 2006, alla IEEE-RAS International Conference on Humanoid Robotics, i due vinsero il premio per il miglior articolo per il loro lavoro sul sistema che consentiva a Domo di aiutare una persona a riporre gli oggetti su uno scaffale. Questo lavoro indirizzò Kemp verso la robotica assistiva e gli permise di ottenere una posizione accademica al Georgia Tech.

Il laboratorio accademico di Kemp studiava robot in grado di fornire assistenza fisica in attività come l’alimentazione, l’igiene e il vestirsi. Nel 2010, dopo che Henry Evans aveva visto su CNN la ricerca del laboratorio, prese avvio una collaborazione tuttora in corso, insieme a Jane Evans, nell’ambito di Robots for Humanity. I contributi di Henry Evans, affetto da una grave quadriplegia, e di Jane Evans influenzarono lo sviluppo di bracci robotici mobili utilizzabili nella vita quotidiana delle persone con disabilità e ispirarono l’idea del robot domestico di Hello Robot. I coniugi Evans hanno utilizzato ogni generazione di Stretch, in particolare Stretch 4. Kemp osserva inoltre che il fatto che Stretch riuscisse a permettere a Henry di offrire una rosa a Jane dimostrava come semplici movimenti potessero avere un forte impatto emotivo.

Perché è importante

Questo approccio mostra che i robot assistivi dovrebbero essere valutati non soltanto in base a quanto diventano tecnicamente autonomi, ma anche alla comprensione del tipo di supporto che le persone desiderano realmente nella vita quotidiana. Per gli anziani e le persone con disabilità, la questione non consiste tanto nello sviluppare una macchina capace di svolgere compiti in autonomia, quanto uno strumento che aiuti la persona a conservare il proprio margine decisionale e di movimento. Per questo, il fatto che gli utenti incontrino i robot al di fuori del laboratorio sta diventando una parte complementare del processo di progettazione; l’uso reale rivela il valore di esigenze apparentemente semplici e il livello di controllo che viene preferito. Anche l’impiego di Stretch come piattaforma di ricerca e sviluppo consente a comunità diverse di sperimentare nuovi ambiti di utilizzo. La questione ancora aperta è come trasformare queste esperienze in soluzioni facili da usare per tutti.

Fonte: IEEE Spectrum