Vai al contenuto
Italiano
Contenuto FikirPilot

Le strade di Tunisi tornano a parlare: sta tornando la rabbia del 2011?

Aggiornato: 21/10/2026 · 3 min di lettura · 457 parole

Pubblicato: · Notizia ricevuta: · Tempo di elaborazione: 18 h 40 min

Le strade di Tunisi tornano a parlare: sta tornando la rabbia del 2011?
Marcia affollata sul viale di Tunisi

Le strade della Tunisia tornano a farsi sentire e la domanda se la rabbia del 2011 stia tornando viene riportata all’ordine del giorno dalla marcia di sabato 17 ottobre sul viale Habib Burgiba, nella capitale. Migliaia di persone hanno marciato lì. I partecipanti hanno espresso richieste di lavoro e libertà contro il presidente Kays Said, mentre risuonavano di nuovo gli slogan dei giorni che nel 2011 portarono alla caduta di Zeynel Abidin Bin Ali. Le difficoltà economiche sono emerse in primo piano. Il restringimento dello spazio di espressione era l’altro tema del dibattito. Nel corteo sindacalisti e avvocati hanno marciato fianco a fianco. C’erano anche giornalisti e giovani disoccupati.

Nel Paese il movimento popolare, iniziato il 17 dicembre 2010 con l’autoimmolazione di Muhammed Buazizi, si è concluso con l’abbandono del Paese da parte di Bin Ali il 14 gennaio 2011. Il movimento popolare è terminato. Negli anni successivi si sono tenute elezioni pluraliste ed è stata adottata una nuova costituzione. La disoccupazione e la disuguaglianza regionale non sono state risolte. Anche la fiducia nelle istituzioni democratiche si è erosa.

Said, affermatosi nel 2019 come giurista distante dai partiti tradizionali, il 25 luglio 2021 ha sospeso i lavori del parlamento concentrando i poteri nella presidenza. I poteri sono stati concentrati nella presidenza. I suoi sostenitori hanno considerato questa mossa un passo per riparare un governo bloccato, mentre gli oppositori l’hanno giudicata un’interferenza nell’indipendenza delle istituzioni.

Alle elezioni presidenziali del 2024 Said ha ottenuto il 90,69% dei voti, ma l’affluenza è rimasta al 28,8%. Il governo sostiene di applicare la legge. Nel Paese si discutono i processi contro i giornalisti e la detenzione dei politici dell’opposizione, mentre le organizzazioni per i diritti segnalano che le voci critiche restano sotto pressione. Gli stipendi restano fermi. Nell’economia, invece, le spese alimentari aumentano ogni mese.

Perché è importante

La marcia del 17 ottobre acquista significato se letta insieme al quadro delle elezioni del 2024: a fronte del 90,69% dei voti ottenuti da Said, l’affluenza del 28,8% rende visibile il divario tra sostegno ufficiale e legittimità sociale e mostra che l’opposizione è uscita dalle urne per riorganizzarsi per strada. Il ritrovarsi di sindacalisti, avvocati, giornalisti e giovani disoccupati nello stesso corteo segnala la formazione di un ampio fronte attorno alla disoccupazione e al divario regionale, irrisolti dal 2011. Il fatto che una partecipazione di questa portata emerga in un contesto in cui proseguono i processi contro i giornalisti e la detenzione degli oppositori mette alla prova anche fino a che punto l’ambiente repressivo riesca a frenare la mobilitazione sociale. Lo sviluppo lascia aperta la domanda se la pressione di piazza costringerà il governo a un cambiamento di politica in Tunisia, dove le difficoltà economiche e il restringimento dello spazio di espressione si intrecciano.

Fonte: Independent Türkçe · A cura del redattore Altay Tuna Emir.