Nelle guerre, mentre vengono presi di mira civili, spazi abitativi, monumenti storici ed ecosistemi, anche la violenza sessuale viene utilizzata come strumento pianificato per intimidire e disgregare le società. Il diritto dell’Aia e di Ginevra e lo Statuto di Roma considerano lo stupro e le gravi violenze sessuali crimini di guerra e, a seconda delle circostanze, crimini contro l’umanità.
Durante il genocidio in Bosnia ed Erzegovina negli anni 1990, più di 50 mila donne bosgnacche e croate subirono violenze sessuali nei campi di concentramento delle forze serbe. Gli attacchi, parte della pulizia etnica, miravano a costringere la popolazione musulmana a emigrare. Mentre la maggior parte dei responsabili è rimasta impunita, Žene Žrtve Rata porta avanti una battaglia legale per le vittime.
È documentato che in Sudan le HDK e le milizie arabe alleate prendono sistematicamente di mira, a causa della loro identità etnica, soprattutto le donne delle comunità Massalit e non arabe del Darfur. Nella Repubblica Democratica del Congo, definita «la capitale mondiale dello stupro», la violenza è invece legata al controllo del territorio, della popolazione e delle risorse naturali. Nel Congo orientale, nei primi 9 mesi del 2025 sono stati segnalati più di 80.000 casi; ogni mezz’ora un bambino subisce uno stupro. Gli attacchi contro donne dai 4 agli 80 anni vengono utilizzati anche per disgregare la società, sfollare la popolazione e controllare gli uomini.
Perché è importante
Gli esempi di Bosnia, Sudan e Congo dimostrano che la violenza sessuale non è una conseguenza casuale dei conflitti, bensì un metodo di intimidazione legato all’identità etnica, allo sfollamento forzato e al controllo delle risorse. Questo schema comune pone le basi per valutare i casi non soltanto come aggressioni individuali, ma nel quadro di più ampi processi relativi a crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Sebbene il diritto internazionale definisca questi atti, il fatto che in Bosnia la maggior parte dei responsabili sia rimasta impunita mette in luce il divario tra il quadro giuridico e la sua applicazione. I documenti relativi al Sudan e l’elevato numero di casi in Congo evidenziano il problema della raccolta delle prove e dell’individuazione dei responsabili. La questione fondamentale ancora aperta è in quale misura gli attuali meccanismi giuridici siano in grado di perseguire gli attacchi sistematici e come rispondano alla battaglia legale delle vittime.
Contesto
Sudan non è un nome nuovo nell’archivio di FikirPilot: negli ultimi 90 giorni abbiamo pubblicato una notizia in cui veniva menzionato; l’articolo è datato 24 agosto 2026.