In Medio Oriente prosegue l’attesa carica di tensione: «La situazione può sfuggire di controllo da un momento all’altro», si afferma. Secondo funzionari iraniani, Teheran punta a usare lo Stretto di Hormuz per far salire i prezzi dell’energia e aumentare la pressione su Trump fino alle elezioni di midterm statunitensi del 3 novembre. L’obiettivo di Teheran è aumentare la pressione. Un diplomatico arabo, parlando al Washington Post, ha detto che gli iraniani pensano di «poter rovesciare la presidenza».
Secondo le fonti, le Guardie della Rivoluzione a settembre hanno condotto in media 30 attacchi a settimana intorno a Hormuz, mentre l’UKMTO riferisce che dall’inizio di questo mese più di 20 navi sono state prese di mira. Teheran ha segnalato almeno 122 violazioni. Teheran ha sostenuto che un drone MQ-9 statunitense è stato abbattuto. I funzionari statunitensi affermano invece che l’esercito americano protegge ogni giorno il traffico navale nello stretto con operazioni.
Mentre i media iraniani riportano commenti secondo cui una sconfitta dei repubblicani potrebbe ostacolare la conduzione della guerra da parte di Trump, Trump ha annunciato il suo sostegno a Netanyahu in vista delle elezioni israeliane del 27 ottobre. Vance, da parte sua, ha detto che non interverrà. Mentre la nuova dottrina di sicurezza di Netanyahu punta a creare le condizioni per il crollo del regime in Iran, JTA ha scritto che dopo le elezioni potrebbero essere condotti attacchi su larga scala contro l’Iran. Non esiste un accordo duraturo. L’esperto israeliano Avner Vilan ha sottolineato che non c’è un accordo duraturo e che con un solo episodio la situazione potrebbe sfuggire di controllo.
Perché è importante
L’importanza della tensione risiede nel fatto che il conflitto si lega direttamente ai calendari elettorali dei due paesi. Il piano di Teheran di far salire i prezzi dell’energia nello Stretto di Hormuz mira a presentare a Trump un conto politico attraverso le tasche degli elettori americani che il 3 novembre si recheranno alle urne; i media iraniani, infatti, scrivono apertamente che una sconfitta dei repubblicani potrebbe far deragliare la guerra. Il ritmo, che a settembre ha raggiunto una media di 30 attacchi a settimana e che questo mese ha visto prendere di mira più di 20 navi, mostra che per gli operatori dei trasporti e del commercio che utilizzano questa rotta il rischio è diventato routine. Il fatto che Washington conduca operazioni nello stretto ogni giorno mantiene viva la possibilità che un solo errore di calcolo si trasformi in un’escalation reciproca. In assenza di un accordo duraturo, la vera domanda è fino a che punto le parti riusciranno a mantenere il controllo mentre si discutono scenari di attacchi su larga scala dopo il 27 ottobre.
Contesto
MEDIO ORIENTE non è un nome nuovo nell’archivio di FikirPilot: negli ultimi 90 giorni abbiamo pubblicato 2 notizie in cui compare questo nome; la più recente è datata 8 settembre 2026.