Riepilogo dello Stretto di Hormuz
[Silent H], prima ancora di aver sentito parlare dello Stretto di Hormuz, all’epoca in cui il gasolio era economico, si mise a produrre da sé il proprio carburante; l’obiettivo era il gasolio da utilizzare nel suo veicolo. Per il biodiesel scelse l’alga Chlorella Vulgaris. Questa specie sembrava ideale: facile da coltivare, semplice da separare dal mezzo perché, una volta matura, si deposita sul fondo, e con un elevato contenuto di olio.
Il quadro in cifre
Tuttavia, le pareti cellulari erano estremamente dure; non riuscendo a romperle, con l’estrazione tramite solvente riuscì a ricavare solo pochi grammi di olio. Passò quindi al girasole, pressò i semi in una pressa per olio e convertì l’olio ottenuto in biodiesel separando la glicerina tramite transesterificazione; alla fine ottenne una pinta di carburante. Il sito aveva già trattato in precedenza la coltivazione di alghe, ma quelle alghe erano destinate a scopi diversi dal carburante.