Il ministro della Difesa israeliano Yisrael Katz ha affermato che Donald Trump non ha annullato il piano di espellere i palestinesi da Gaza, ma lo ha congelato sotto la pressione dei Paesi arabi e che i negoziati sono ancora in corso. Katz ha dichiarato che l’Autorità israeliana per l’immigrazione è pronta ad attuare il piano con ogni mezzo, compresi quelli aerei e marittimi, sostenendo che l’Egitto si oppone alla migrazione forzata e che i Paesi che potrebbero accogliere i palestinesi chiedono il sostegno degli Stati Uniti. Ha affermato che, qualora Hamas non rispettasse i propri impegni, Israele potrebbe ricevere dagli Stati Uniti il “via libera” per un’avanzata militare e la conquista di nuovi territori. Katz, che ha sostenuto che il 70% di Gaza è stato distrutto e che Hamas controlla circa il 30%, ha dichiarato che nel sud del Libano decine di villaggi sono stati rasi al suolo e che 200 mila persone sono state evacuate. Ha annunciato che in Cisgiordania i campi di Jenin, Tulkarem e Nur Shams sono mantenuti sotto controllo e che 40 mila palestinesi sono stati sfollati. Anche Binyamin Netanyahu ha minacciato che Israele amplierà la propria occupazione del 60% della Striscia di Gaza; Katz ha dichiarato: “In Cisgiordania non esiste il terrorismo ebraico”.
Perché è importante
Le spiegazioni mostrano che il piano relativo a Gaza non è una decisione accantonata, bensì un’opzione mantenuta in sospeso sotto la pressione dei Paesi arabi e legata ai negoziati. Ciò significa che i contatti diplomatici potrebbero influenzare non solo la questione della migrazione, ma anche la portata delle mosse militari di Israele; perché i possibili progressi legati alla posizione di Hamas e la retorica sulla confisca delle terre creano nuove incertezze sul piano degli sviluppi militari. I dati sulla distruzione e sugli sfollamenti a Gaza, nel sud del Libano e in Cisgiordania mostrano che le dichiarazioni non si limitano ai soli piani politici. Tuttavia, resta da chiarire a quali condizioni il piano verrebbe attuato, quali Paesi abbiano chiesto sostegno e quale sarà la posizione degli Stati Uniti.
Contesto
Israele non è un nome nuovo nell’archivio di FikirPilot: negli ultimi 90 giorni abbiamo pubblicato 11 notizie in cui compare questo nome; la più recente è datata 2 settembre 2026.