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Incontra un topo la cui corteccia cerebrale è composta da cellule umane

Aggiornato: 19/09/2026 · 2 min di lettura · 356 parole

Pubblicato: · Notizia ricevuta: · Tempo di elaborazione: 24 h 56 min

Incontra un topo la cui corteccia cerebrale è composta da cellule umane
Un moderno laboratorio di neurologia

Il team guidato dal neuroscienziato Sergiu Pașca della Stanford University ha presentato, in uno studio pubblicato su Nature, topi il cui cervello era composto per circa metà da cellule umane. I ricercatori hanno utilizzato topi geneticamente modificati in modo da essere privi della maggior parte delle cellule della corteccia e dell’ippocampo. Questa condizione ha permesso agli organoidi cerebrali umani, impiantati dopo la nascita, di crescere e stabilire connessioni con il sistema nervoso dei topi.

Studi precedenti del gruppo di Pașca avevano dimostrato che gli organoidi umani potevano sopravvivere e funzionare nel cervello di roditori giovani. Nel nuovo esperimento, i topi privi di tessuto cerebrale riuscivano a camminare e a emettere suoni, ma avevano difficoltà a ricordare le aree che avevano attraversato nel labirinto. I topi a cui erano state aggiunte cellule umane hanno invece ottenuto risultati migliori nel test; il dato indica che il tessuto umano svolgeva un ruolo nelle funzioni cognitive.

Pașca ritiene che questi modelli, da lui chiamati “xenocortical mice”, possano essere utili per studiare i danni cerebrali. Carsten Charlesworth, che non ha partecipato allo studio, ha richiamato l’attenzione sul potere dell’ingegneria genetica e della tecnologia delle cellule staminali di rimodellare la biologia. Pașca ha affermato che, a causa delle piccole dimensioni del cervello dei topi e della distanza evolutiva tra le specie, questi animali non possiedono capacità cognitive simili a quelle umane; tuttavia, si è opposto alla realizzazione di esperimenti analoghi sui primati.

Perché è importante

L’importanza dello studio risiede nell’aprire all’esame sperimentale la questione se il tessuto cerebrale umano possa non solo sopravvivere nel sistema nervoso di un’altra specie, ma anche partecipare a funzioni legate al comportamento. Questo approccio offre un quadro su come possano essere costruiti modelli utilizzabili nella ricerca sui danni cerebrali, interessando al contempo i campi delle neuroscienze, delle cellule staminali e dell’ingegneria genetica. Tuttavia, sebbene i risultati mostrino il contributo delle cellule umane nel test cognitivo, ciò non significa che questi topi possiedano capacità cognitive simili a quelle umane. La questione etica aperta è se l’applicazione dello stesso metodo ai primati sia accettabile e a quale punto il ruolo delle cellule umane nel cervello animale creerebbe confini diversi.

Fonte: MIT Technology Review